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Babywearing: cos'è e perché è utile

Babywearing: cos'è e perché è utile

Ormai penso che anche mia nonna sa che cosa sia, dal punto di vista pratico, il babywearing. Letteralmente tradotto è indossare il bambino, ovvero portare il bambino legato a sé tramite supporti vari che devono avere un requisito fondamentale: essere ergonomici, cioè rispettare la naturale posizione fisiologica a M del bambino.

Vi siete mai soffermati a pensare però che cosa significhi effettivamente il babywearing sul piano emotivo, relazionale ed educativo?

Bè, non chiedetelo a mia nonna perché se no vi risponderebbe che "Se lo tieni troppo legato con quel lenzuolo poi lo vizi, e attenta che poi si abitua e non ti molla più". Molti detrattori sostengono che portare il proprio bambino faccia crescere degli individui incapaci di essere autonomi, mentre altri sostengono che sia semplicemente una moda.

Ovviamente non serve che ve lo dico io, lo sapete già da voi che non è affatto così.

Portare è un fenomeno culturale, un prodotto della globalizzazione, un risultato positivo della nostra cultura social. Il conoscere culture lontane, dove il portare è una pratica comune, il vedere altri genitori che portano, ha permesso la diffusione di una pratica ancestrale, un ritorno alle origini dell'essere genitori.

Perché il neonato che richiede di essere tenuto in braccio o di essere accanto ai propri genitori esprime una necessità biologica e ancestrale, ovvero di essere protetto dai predatori e dai pericoli.


E non lo dico io eh , ma lo dice Maria Montessori, educatrice e pedagogista, che è nata più o meno negli stessi anni della mia bisnonna.


La Montessori scrive che "il modo diverso che si usa per portare il bambino è una particolarità tra le più interessanti...Nella maggior parte di paesi il bambino accompagna la madre ovunque vada...". Portando il bambino, la mamma compie "una seconda funzione naturale, una funzione di ordine psichico... un atto necessario alla salvezza della specie".

Nonna, non sei ancora convinta?

Allora mi tocca citarti John Bowlby, psicologo nato una ventina di anni prima di te.


Secondo Bowlby, la caratteristica più importante di essere genitori consiste nel "fornire una base sicura da cui un bambino o un adolescente possa partire per affacciarsi nel mondo esterno ed a cui possa ritornare sapendo per certo che sarà il benvenuto, nutrito sul piano fisico ed emotivo, confortato se triste, rassicurato se spaventato".

Il babywearing è fornire al nostro bambino in primis la protezione di cui necessita e, quindi, un senso di sicurezza. Ma è proprio il senso di sicurezza che permette al bambino di crescere ed esplorare, rispettando i propri tempi.

Già perché portare il proprio bambino non solo permette al piccolo di sentirsi protetto, ma gli consente anche di partecipare alla quotidianità, alla vita extra-uterina, può sentire gli odori e i suoni del mondo esterno che si mescolano al battito del cuore e alla voce di mamma e di papà.  Potremo quasi dire che la fascia portabebé (o il marsupio, il mei tai, ecc.) costituisca un ponte di collegamento tra la vita uterina e quella extra-uterina, e l'essere portato sia una specie di  “rito” di passaggio necessario al neonato per adattarsi alla sua nuova vita nel mondo.

Ma non solo, quando sarà pronto, il bambino potrà anche staccarsi dalla mamma/papà che lo porta, guardare il mondo, sapendo che in ogni istante, gli basterà che girarsi e rifugiarsi nel conforto della mamma/papà.

E non è questo che a molte di noi succede? Bambini che a 4-5 mesi (ma anche più grandi, dipende da ognuno) non vogliono essere più portati cuore a cuore, iniziano a girare la testa e a divincolarsi come indemoniati. Molte mamme credono che non voglia stare più in fascia, ma in realtà quello che il bambino sta comunicando è che vuole semplicemente cambiare posizione e vuole essere messo nella posizione di guardarsi attorno, restando vicino alla mamma.


Lo stesso succede quando i bambini iniziano a camminare. Ci saranno momenti in cui non vorranno essere portati, in cui vorranno camminare e in cui inevitabilmente cadranno o si stancheranno, e quindi chiederanno di essere presi in braccio e portati.

Portare non è viziare, ma oggi come non mai una necessità educativa. Lo dice anche il medico Sergio Segantini che “Il bambino lasciato a se stesso può far finta di niente, ma non dimentica. Diventa presto responsabile, ma anche insicuro e non si fida più di nessuno."


Con il babywearing stabiliamo le basi del nostro rapporto con il bambino e l'adolescente di domani. Infondiamo a nostro figlio la sicurezza necessaria per staccarsi da noi ed esplorare il mondo, assicurandogli che quando ne avrà bisogno saremo lì pronti ad accorglierlo e ad ascoltarlo.

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